Non siamo #multitasking… per fortuna!

La “trappola del multitasking” consiste nello spreco di energie spese nell’illusione di ottimizzare il tempo e migliorare la produttività, concentrando più attività nello stesso momento. La chiave del successo e della serenità è riuscire a organizzare il tempo e le attività.

Da ora in poi, quando vi dicono che siete “multitasking” sentitevi pure liberi di offendervi e se finora vedevate in questo traguardo il raggiungimento di uno stato zen… cambiate pure marcia.

Essere multitasking, infatti, non è un obiettivo invidiabile di naturale espansione della normale produttività umana. Il multitasking – diciamolo chiaro! – è una fregatura.

La trappola del multitasking

Partiamo dalla semantica: multitasking, cioè svolgere più compiti (task) contemporaneamente. A meno di non avere estensioni corporee che vanno al di là dell’umano – diverse braccia e gambe in più e almeno un paio di cervelli aggiuntivi – il multitasking non si traduce in una moltiplicazione delle prestazioni, ma piuttosto in una divisione. Abbiamo una sola testa, due mani, due occhi e così via e quindi per poter fare più di una cosa alla volta dobbiamo suddividere attenzione e manualità. Alla fine – sì –avremo fatto più cose, ma non sempre ottenendo i risultati migliori e comunque molto spesso con una notevole spesa in termini di stress. La trappola del “saper fare più cose contemporaneamente” consiste nel dare l’illusione di aver ottimizzato il nostro tempo al costo però di un crescente accumulo di ansia da prestazione e tensione fisica ed emotiva. È un po’ come per il criceto che corre nella ruota: nonostante gli sforzi profusi non va lontano quanto vorrebbe.

Uno studio pubblicato alcuni anni fa su “Psychological Science” suggeriva che, sebbene il cervello riesca ad assegnare delle priorità anche quando è impegnato su più fronti, questo comportamento ha impatti negativi sulla memoria. Detto più semplicemente: quando facciamo più cose allo stesso tempo, concentrazione e attenzione vengono suddivise per potersi fissare sull’essenziale a spese della nostra capacità di ricordare. Il tutto consuma le nostre energie cognitive e penalizza creatività e produttività.

Crollo del mito del multitasking

Per questa ragione, negli ultimi anni, il “mito” del multitasking è stato fortemente ridimensionato. Nel suo celebre testo “Una cosa sola. L’unico metodo per fissare le priorità e ottenere risultati eccezionali”, l’autore e imprenditore statunitense Gary Keller racconta come, a un certo punto della sua vita e della sua carriera, ha iniziato a incrementare produttività e serenità:

 

  • Concentrando le proprie energie e attenzione su un’attività per volta
  • Stabilendo delle priorità e quindi decidendo di dedicarci a ciò che era veramente importante in ogni momento.

 

Nelle nostre vite frenetiche e sovraccariche di impegni. il tempo è uno strumento essenziale eppure anche uno degli aspetti più trascurati e una delle risorse più sprecate e peggio consumate. Il suggerimento che arriva dal testo Keller (e non solo) è di imparare a pianificare, programmare, organizzare la propria vita in maniera semplice e personale, cercando di dare peso e valore a ogni momento e ad ogni attività, invece di “ingolfare” le nostre giornate di attività che si sovrappongono e si incastrano.

In conclusione, piuttosto che cercare di sviluppare un improbabile quanto impossibile “supereroismo”, esercitando un multitasking carpiato, è certamente più sano e ragionevole inseguire una più banale e desiderata serenità quotidiana.

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