#smartworking. Come sopravvivere al lavoro da casa

Non basta lavorare dalla scrivania di casa per poterlo chiamare “smart working”. La differenza la fa il modo e non il luogo in cui vogliamo o dobbiamo lavorare.

Forse sei tra quelli per cui l’unica vera cosa buona arrivata con il Covid-19 è il fatto di poter finalmente lavorare a casa! Ogni mattina invece di andare in ufficio, ti siedi alla scrivania di casa secondo il tuo solito orario. Ora, ti senti proprio un lavoratore agile 4.0!

Peccato che quello che stai facendo probabilmente è più simile al “tele lavoro” (o “lavoro da remoto”), piuttosto che allo “smart working”. Il “lavoro agile” è un’altra cosa.

 

Come funziona lo smart working?

Nel lavoro agile quello che importa, infatti, non è tanto “dove”, ma “come” lavori.

Il telelavoro prevede un luogo (anche se si tratta di casa tua) e un orario ben preciso. Nel caso del lavoro agile la flessibilità è massima con i tutti “pro” e i “contro”. Puoi, infatti, scegliere ogni giorno dove lavorare e non sei obbligato a timbrare alcun cartellino digitale. Tuttavia, la disponibilità deve essere ampia e i termini per il completamento degli obiettivi sono assolutamente rigorosi. Tradotto: puoi lavorare di notte sdraiato su una spiaggia tropicale, concentrare in tre giorni il lavoro di una settimana, ma non puoi sfuggire alle scadenze e agli appuntamenti fissati in agenda.

Detto questo, lo smart working è anche e forse soprattutto un modo di organizzare e gestire il proprio lavoro in relazione a tutto il resto della propria vita: famiglia, amici, tempo libero.

I pericoli dello smart working

Lavorare in modalità “smart” offre tanti vantaggi in termini di flessibilità e quindi di possibilità di incastrare con efficacia impegni professionali e personali. Tuttavia, ci sono anche numerosi svantaggi e rischi:

  • Un’eccessiva sovrapposizione tra vita privata e lavoro con quest’ultimo che finisce per rubare continuamente spazio al primo;
  • Il potenziale calo della produttività dovuto alle molteplici distrazioni che si sviluppano in ambito domestico e all’abuso della flessibilità;
  • L’isolamento sociale dovuto ai lunghi periodi di silenzio e solitudine lavorativa.

Lavorare smart può diventare molto stressante e controproducente nel momento in cui la digitalizzazione dell’attività e la sua rifocalizzazione per obiettivi vengono interpretati in maniera estrema o, viceversa, presi con troppa leggerezza.

Le 3 regole d’oro dello smart working

Affinché l’attività lavorativa sia “smart” di nome e di fatto, bisogna essere ben organizzati, molto flessibilità, ma anche indulgenti con se stessi.

Le tre leve da premere dunque sono:

  • Organizzazione: essere bravi a definire tempi e misure gli impegni e ad inserirli in calendario in maniera non conflittuale.
  • Flessibilità: essere pronti a vedere saltare tutti i piani, ma anche sereni e disponibili di fronte all’eventualità di dover sconfinare oltre le barriere di un orario 9-18.
  • Indulgenza: mai e poi mai essere severi con sé stessi. È inutile: ci sono giorni in cui è facile rispettare il calendario, seguire la scaletta delle cose da fare, essere concentrati e produttivi ed altri in cui è impossibile. Bisogna accettare le giornate “no” con la stessa facilità con cui si sorride a quelle “sì”.

Essere lavoratori “smart” è un’opportunità, ma per coglierla bisogna cambiare testa, non solo postazione di lavoro.

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